| Madre di Dio, Maria
Devozione e l’Icona di Sant’Ilige
La devozione alla Beata Vergine Maria nella Chiesa Maronita è molto sentita sin dalla nascita di questa Chiesa e ciò si rivela in modo particolare nella sua liturgia. I Maroniti praticano un rito particolare, quello della benedizione con l’immagine di Maria, similmente alla Benedizione Eucaristica. Il sacerdote in cotta e stola incensa l’immagine, sale i gradini dell’altare, prende l’immagine della Vergine e si volge verso i fedeli, pronunciando ad alta voce questa formula di benedizione: “Per l’intercessione della Madre di Dio, la Vergine Maria, vi benedica la SS.ma Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo”. I fedeli rispondono: “Amen, perché ogni bene viene dalla Santa Vergine”. Molti sono i canti popolari in onore di Maria: essi si caratterizzano per la loro spontaneità e per la loro semplicità melodica. Ne traduciamo uno, tipico dei Maroniti, e che si canta alla fine della processione, o della Messa o dopo la Celebrazione dei Sacramenti dell’Iniziazione e dell’Ordinazione Sacerdotale o semplicemente dopo la recita del rosario:
“O Madre di Dio,
o misericordiosa
che perdoni i
nostri peccati per la sua misericordia. In ogni tempo liturgico non manca l’inserimento delle preghiere e degli inni rivolti a lei chiamandola Madre della luce, la nostra Soccorritrice, la Strada che guida a Gesù, suo Figlio. “Beati sono i piedi di Maria che hanno portato la speranza alla sua cugina Elisabetta ed a tutti i popoli”: così recita la preghiera della terza domenica dopo l’Annunciazione. In tutte le celebrazioni liturgiche c’è un’attenzione particolare alla maternità divina di Maria. Sin dai primi anni della vita della Chiesa, Maria ha avuto un ruolo importantissimo nella vita dei credenti. Essa è diventata il modello di chi vuole seguire Cristo, suo Figlio. La devozione a Maria si è affermata anche per merito dei Concili di Efeso (431) e di Calcedonia (451). I Maroniti sempre difesero la divina maternità di Maria e in Cristo le due nature, divina ed umana; per questo facevano molto uso degli inni e dei canti di Sant’Efrem; ancora adesso nella Liturgia troviamo i suoi inni nella lingua originale Siriaca e nella lingua Araba. Durante le persecuzioni, i Patriarchi Maroniti avevano sempre con loro l’icona Maronita di Maria Madre di Dio, Sant’Ilige, di cui riportiamo alcuni cenni storici ed iconografici.
Nostra Signora d’Ilige - Dipinto siro-maronita, X secolo- Storia e Iconografia [1]
La composizione originale di Nostra Signora d’Ilige, l’Hodigitria (colei che indica la via) rivela un’immagine di stile siriaco, di notevole antichità. Lo studio effettuato in laboratorio per mezzo di diverse radiazioni, di analisi dei pigmenti nonché di investigazioni a binoculare hanno permesso di ricostruire la morfologia iconografica dell’opera e la sua tecnica. Si tratta di un affresco siriaco del decimo secolo. La tradizione teologica antiochena, che aveva un ruolo importante nell’enunciare i dogmi dell’Incarnazione e della maternità divina di Maria,ha ispirato le prime rappresentazioni dell’Hodigitria o Vergine Conduttrice, riproducenti quella dipinta dall’evangelista Luca. L’origine di quest’icona è da cercare nel mondo Siro-Edesseno con l’influenza degli Assiro-Babilonensi e Persiani, lontani dall’ellenismo delle grandi città mediterranee di allora. Questa rappresentazione della Madre di Dio con le braccia grandi e benedicenti è stata ispirata anche dall’antico mito della dea Terra-Madre. La Madre benedicente si trova già nell’Annunciazione del codice di Rabbula e nel manoscritto Siriaco n. 33 conservato a Parigi. Questa Hodigitria di stile siriaco è stata diffusa in Italia per mezzo delle colonie siriache trapiantate in essa. A Roma esistono due rappresentazioni celebri: - Sancta Maria Antiqua (V - VII secolo): immagine di passaggio dalla Madre di Dio del Sinaï alla Hodigitria benedicente. - Salus Populi Romani a Santa Maria Maggiore. Lo strato visibile è datato al IX secolo. Quest’icona è stata diffusa in tutto il mondo cristiano fino in Cina ed in Etiopia per mezzo dei missionari Gesuiti. In Libano abbiamo più rappresentazioni a partire del XVI secolo: Saïdet Et-Talleh a Deir El-Qamar; Saïdet El-Hosn a Akkar; Saïdet El-Bawabé a Jbeil, Saïdet El-Abrage a Ghazir. Una copia di piccola dimensione si trova all’Università St-Esprit Kaslik, ecc. La composizione di Nostra Signora d’Ilige è stata ritoccata nel corso dei secoli nel tentativo di conformarla alla Salus Populi Romani. La scoperta di diversi strati pittorici sulla tela di Nostra Signora d’Ilige è un evento di grande importanza per la storia dell’iconografia Siro-Maronita. Le informazioni fornite dalle successive revisioni del quadro gettano nuova luce su un periodo dell’iconografia Siro-Maronita che è rimasto oscuro. Da ora in poi, Nostra Signora d’Ilige può sostituire il codice di Rabbula (VI secolo) nella sua funzione di “testimone” culturale-storico delle origini. Questa sola immagine della Madre di Dio d’Ilige riunisce un periodo iconografico che va dal decimo secolo ai giorni nostri. La storia d’Ilige rimane vaga. La più antica testimonianza scritta è del 1120. Quest’icona è stata trovata nella Sede Patriarcale Maronita a Al-Qantara a Maifuq (al nord del Libano). È stata la compagna inseparabile dei Patriarchi Maroniti dal 1121 fino al 1545. Dopo la loro partenza per Wadi Qannubin, l’icona rimase là, chiusa in un cofano di 1,50 x 100; essa ha subito diverse vicissitudini: manipolazioni, incendi e colpi di stiletto.
Opera di ristrutturazione
Nel XVIII secolo la Sede Patriarcale di Al-Qantara a Maifuq diventa proprietà della O.L.M. (Ordine Libanese Maronita). Nel 1985 alcuni padri del posto decisero di restaurare l’icona e di affidarla alle Carmelitane Scalze della Madre di Dio e dell’Unità di Harissa. Il lavoro di restauro durò cinque anni: si scoprì che nel tempo si erano sovrapposti ben cinque strati di pittura sopra lo strato originale. Quest’icona ha una struttura simmetrica e colori naturali: rosso, oro, azzurro. È costruita sulla lettera X che è la prima lettera della parola “greca” “Christos” (Christos-Χριστός). Il centro della lettera X corrisponde al cuore di Maria e di suo Figlio Gesù. Quest’icona ha un chiaro riferimento al concilio di Efeso che ha affermato il dogma di Maria Madre di Dio (Theotokos – Θεοτοκος). Nel dipinto notiamo tre stelle: sulla testa di Maria e sulle sue spalle. Quella sulla spalla sinistra non si vede perché è nascosta da Gesù. Le stelle significano che Maria è Madre di Dio e che è rimasta vergine prima, durante e dopo il parto. I due volti in alto a destra ed a sinistra significano che Ella ha superato il tempo, Ella è la Madre di Gesù uomo e di Gesù Dio. Sono anche simboli del sole e della luna, misure del tempo nel quale l’uomo vive, e del giorno e della notte. Maria è nel tempo nel quale vive l’uomo ma ha anche superato il tempo, è transtemporale, perché è Madre di Dio e vive in ogni tempo. L’aureola di Maria è costituita da dodici dischetti simbolici che si ispirano all’immagine dell’Apocalisse dove è descritta la Donna nuova che ha sul capo una corona di dodici stelle e sotto i suoi piedi la luna; ella è la nuova Eva che ha dato la vita al mondo (Gv 12,1). Il manto azzurro, nel quale Maria è avvolta, è il simbolo della sua maternità celestiale; il vestito rosso, sotto il mantello, è simbolo della natura umana della quale Gesù si è rivestito. Il vestito bianco di Gesù è simbolo della luce e della purezza; la fascia bianca sotto il suo petto è simbolo della sua regalità e signoria; il vestito marrone è il simbolo della natura umana che Gesù ha preso da Maria. Il gesto della mano destra di Maria indica il suo ruolo verso l’umanità, è riconosciuta come colei che guida (Hodigitria) a suo figlio Gesù. La sua mano sinistra come la mano sinistra di Gesù non si vedono. La mano destra di Gesù traccia una X e con essa benedice; per questo i sacerdoti fino ad oggi tengono in mano la croce con la quale benedicono i fedeli. Il colore del velo di Maria (azzurro e rosso) è simbolo dell’umanità che si è rivestita della divinità! La forma del collo allungato ricalca lo stile ellenistico. Gli occhi aperti di Gesù e di Maria simboleggiano l’apertura al mondo di Dio, il mondo della gloria, perché l’uomo dell’icona deve aver gli occhi sempre aperti alla contemplazione della gloria di Dio. Il viso di Maria riflette bellezza, bontà e tenerezza, aspetta per accogliere quelli che arrivano ed accompagna quelli che partono con un saluto materno. Gli occhi di Gesù riflettono la sapienza divina, guardano lontano, verso la croce della salvezza e hanno sete della redenzione.
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